2020, discorso di fine anno

Prologo

Era da luglio 2019 che speravo arrivasse presto il 2020. Dopo che era naufragato il progetto di lavoro a cui per quasi quattro anni avevamo dedicato le nostre energie nel piccolo studio di pubblicità, non vedevo l’ora di poter portare a termine gli impegni presi per poi dedicarmi alla ricerca di un nuovo posto. A settembre la Simo, la mia collega, dopo una decisione presa di comune accordo, aveva infatti iniziato in una nuova azienda e lì avevo realizzato che un’era era davvero giunta al termine. Avevo passato quel giorno di settembre a piangere, a casa, in ufficio, al ristorante, un po’ anche al bar, io che, si sa, non piango mai. Ma è così, quando si conclude qualcosa io che per l’appunto non piango mai, nemmeno per i kg di grasso in più sulle culottes de cheval, piango. Avevo pianto l’ultimo giorno di scuola in 3° media e così anche in 5° superiore dopo l’esame e sì, avevo pianto anche quando la Simo se n’era andata dall’ufficetto. Superato il momentaccio, avevo puntato tutto sull’imminente alba del nuovo anno.

Con l’arrivo di gennaio avrei pensato a me stessa e a far sbocciare le mie straordinarie e inenarrabili abilità creative, organizzative, relazionali. C’è troppa immodestia nell’aria? Sicuramente  sì, tuttavia alcuni incontri di spessore fatti nel corso dell’anno che stava giungendo al termine mi avevano convinta di possedere potenziale inespresso da mettere oculatamente in semenzaio. E così dopo aver preparato il mio portfolio, agli inizi di febbraio, avevo iniziato la ricerca, rilassata perché tanto non mi correva dietro nessuno e speranzosa perché l’anno era giusto agli albori. E in effetti, dopo un carnevale un po’ sottotono, una super occasione era arrivata davvero, ma proprio quando le cose sembravano ormai combinate il primo lock down aveva portato tutto ad una temperatura ben sotto lo zero, senza possibilità di ricorso alcuno al programma defrost del microonde.

L’isolamento


Era già il 2 di marzo e per la prima volta l’emergenza sanitaria che stava per travolgerci iniziava a farsi sentire. Quella sera ero di turno in assistenza con la mia squadra e proprio quella sera veniva per la prima volta introdotta l’ambulanza dedicata ai casi covid che iniziavano a palesarsi. I protocolli erano ancora molto lenti e così finí che quella notte la passammo tutta in giro, sotto l’acqua battente. Quella stessa notte in cui il medico bardato come un cavallo in una competizione di dressage  suonava come un satanista alla Messa di Natale, fuori luogo. Ma era solo l’inizio e, ancora poco coscienti di quello che sarebbe stato, tutta quella pazzia ci sembrava solo un momento, una criticità temporanea, un’assurdità di pochi giorni.


L’indomani me ne andai quasi subito dal lavoro a causa di qualche linea di febbre, ma reduce da una nottataccia in ambulanza diedi la colpa al freddo e non ci pensai su troppo. Febbre, forti dolori alla parte bassa della schiena e poi anche tosse. Passarono un paio di giorni e persi completamente olfatto e gusto.

In quei giorni apprezzai davvero la vita di campagna, scendevo giù nel campo sotto casa a raccogliere radicchio ed erbette, avevo le uova delle galline, non mi mancava niente. Sentivo le sirene in lontananza, ma lì ero al sicuro.


Feci la mia quarantena abbondante e a fine marzo fui riabilitata in società. Intanto la situazione a Parma e provincia si era fatta gravissima, ospedali covid, camion refrigerati fuori dalla camera mortuaria dell’ospedale e tante persone, diverse anche conosciute, che pian piano se ne erano andate.

L’articolo 39

A fine marzo, data la situazione, chiesi quindi ai miei capi di potermi assentare dal lavoro usufruendo dell’articolo 39 per essere operativa nella realtà che nel nostro paese in quel momento aveva più bisogno di braccia, la Croce Verde. Il codice di protezione civile (decreto lgs. 1/2018), all’art. 39, prevede infatti che  i volontari appartenenti ad ODV regolarmente iscritte negli Elenchi, impiegati in attività di Protezione civile abbiano diritto al mantenimento del posto di lavoro e del trattamento economico previdenziale e che i datori di lavoro possano richiedere l’equivalente degli emolumenti versati al lavoratore legittimamente impegnato come volontario. Senza questa possibilità, dato l’esonero degli over 65 e la defezione di altre persone che in quel momento o erano in isolamento o non se la sentivano di prestare servizio, sarebbe stato molto difficile gestire l’emergenza sul nostro territorio, duramente colpito.  
Per questo ringrazio i miei datori di lavoro che , nonostante il momento di difficoltà ed il fatto che i rimborsi sarebbero arrivati a 10/12 mesi mi hanno dato la possibilità di fare la mia parte.

Una volta “rientrata in società”, ovvero operativa in associazione dove molti già avevano visto –forse- il peggio nelle due settimane precedenti, mi sono realmente resa conto di quello che stava accadendo. Protocolli, procedure, vestizioni, svestizioni e GD90.  Sono stati due mesi intensi iniziati con pessime notizie quotidiane ed andati fortunatamente migliorando, sono stati mesi di viaggi interminabili trascorsi dentro alle tute e ai dispositivi di protezione, due mesi di profonda umanità e di crudele bellezza. Grazie a tutti miei compagni di viaggio, una bomba a mano di freschezza in questo pesante preludio d’estate.

Grazie a tutti loro soprattutto per aver sopportato le mie narrazioni agricole e avicole e per non avermi (quasi) mai giudicata durante le tre settimane di dissenteria che mi hanno stranamente ridotta (semi) inappetente! Sì, 3 SETTIMANE!


Proprio nel bel mezzo del primo lockdown, ancora arruolata tra le file del primo soccorso, nasceva anche l’ormai celebre #clarimerdorto. AVENDO LA FORTUNA DI VIVERE IN CAMPAGNA, solo da pochi mesi ad onor del vero, decisi infatti di investire il tempo libero pomeridiano, tempo che gli altri anni non avrei mai potuto avere a disposizione, nella progettazione e creazione di un orto.

Naturalmente io ed il fragolero Conforti non avevamo mai fatto un orto prima e quindi qualche errore lo commettemmo, tuttavia il frigo è tuttora murato di vellutate di zucchine e perciò possiamo ritenerci soddisfatti! In quell’orto ne sono successe di tutti i colori, ma questa é un’altra storia e perciò esiste un apposito articolo –>

Clarimerdorto, il resoconto

Plinio e la Tosca, le nostre marans argentate

Sempre alla fine di aprile, che mese psichedelico!, fu anche la volta delle uova fecondato. La nostra vicina ci aveva infatti regalato alcune uova acquistate in un allevamento del ferrarese e, dato l’esubero incontrollato, c’è ne affidò qualcuna. Uova di gallina marroni come fossero di cioccolata, uova che il 28 di maggio, dopo timori dovuti a salti di corrente e cure maniacali, diedero alla luce nel salotto di casa il Plinio e la Tosca, una bellissima coppia di Marans argentate. Il primo mese lo dormirono in casa per poi trasferirsi, a luglio, nel loro pollaietto. A novembre sarebbero poi arrivate le prime uova della Toschina, che avventura! Per raccontarla ancora meglio, ecco il video dei loro primi mesi di vita.

E’ stata un’estate duplice, da una parte a stretto contatto con la Natura, lontana dai grigi uffici e dalle frenesie, dall’altra pesante perché costantemente sotto il macigno dell’incertezza del domani.

Per me sono stati mesi davvero deleteri, incollata al pc da mattina a sera in un soggiorno diventato anche ufficio, agghindata per metà come Tata Francesca in The Nanny prima di andare a dormire e per metà come un pescatore di siluri del Po. Ho girovagato per giardino, balcone, stanzina degli orrori, ho montato una tenda ombreggiante e poi mi sono finta in spiaggia con ombrellone di giorno e lucine appese di sera. In questo clima di nomadismo ho però iniziato a fare cose nuove e le cose nuove sono sempre preziose perché completano, arricchiscono e offrono nuovi punti di vista. E così è stato.  Ho ad esempio iniziato a concentrarmi solo sul copywriting per un’importante agenzia di SEO, del resto scrivere è sempre stata la mia passione. Peccato  che, economicamente parlando, mi sarebbe convenuto di più vendere granaglie alla Fiera dell’est che scrivere articoli da mattina a Sera.

L’Agribancario e #GioveBeeStories

Ma il 2020 non è stato solo emergenze, orti, polli e ansie, il 2020 è stato anche nuove scoperte e socializzazione. In primis grazie all’agribancario che mi ha permesso di tenere da febbraio in poi la rubrica del giovedì dedicata alle api. Ci ha portato nel suo mondo fatto di conti young della Banca Intesa, di sciamate, dettagli tecnici, fasi di produzione e denunce ambientali. Avremmo tanto voluto realizzare una raccolta di avventure entro la fine dell’anno, ma i piani mi si sono scombinati e quindi lo abbiamo rimandato ai primi mesi dell’anno prossimo. Il giorno migliore: bè il recupero del favo nella casa di campagna sopra a Selva.

Narranatura ed i suoi protagonisti

E come non citare Narranatura? Eh già, il 2020 è stato anche #Narranatura, la rubrica del lunedì dedicata al racconto di altri modi di vivere la natura, storie viste da occhi diversi dai miei, nata per conoscere nuovi punti di vista, nuovi mestieri, passioni e possibilità. Abbiamo ospitato essiccatori, ceramisti, fotografi, sportivi, guide alpine, giocattolai, fioristi e chi più ne ha più ne metta. Trovate tutte le storie sui social digitando l’hashtag #narranatura.

2021 e altre pazzie

Andare incontro al nuovo anno sembra un atto rivoluzionario, dopo un 2020 in stand by c’è la voglia di andare avanti, ma anche un po’ la paura di trovare qualcosa di uguale o peggiore.

Io personalmente mi sono posta degli obiettivi, innanzitutto vorrei perdere 5 kg (ahahahaahahahahhahaahah). Ok, scherzavo. Dicevo, vorrei terminare il mio sito professionale che ho mollato un paio di mesi fa, stava venendo una figata per davvero e urge recuperarlo. Infine il mio grande desiderio per questo nuovo anno che fa capolino dalla collinetta dietro casa è quello di scrivere una raccolta di racconti. Vedremo tra 365 giorni se sarò diventata come Irina Shayk prima o durante la gravidanza o se avrò sfondato con il bestseller 100 anni di ciccioli!

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