Impressioni di settembre
In quei primi giorni di settembre l’aria si era rinfrescata e, di buon mattino, un golfino sulle spalle non guastava affatto.
Quando la luce attraversava lo scuro socchiuso al lato del comò, quello era l’attimo da non perdere per vedere la campagna ancora immobile. Sul finire dell’estate si può infatti godere di un’atmosfera onirica, un istante solo che separa la notte dal giorno in cui nulla si muove, il cielo diventa caldo e nemmeno un cinguettio sembra voler rompere il silenzio.
Si era alzata presto per godersi la pace prima che il trambusto della raccolta animasse il piazzale e lo stradello che dalla casa conducevano alla vigna.
Non appena la luce aveva fatto capolino tra gli scuri della finestra a lato del comò ,in tutta fretta, si era infilata il golfino e portando gli zoccoli a mano per non far rumore era scesa al piano di sotto.
Quegli zoccoli non le erano mai piaciuti, ma in quel periodo dell’anno amava indossarli per via della lana di cui erano imbottiti. Sembravano perfetti per crogiolare i piedi ancora qualche minuto prima che a farlo potesse pensarci il sole.
Una tazza bianca dal bordo fine, il latte e il vaso dei biscotti, era tutto pronto per assistere allo spettacolo.
Stava iniziando il primo giorno di vendemmia.
Prima sessione di vendemmia:
Il bello della #vendemmia è che poi si mangia. E quest’anno si prevede doppia mangiata dal momento che ieri abbiamo vendemmiato solo l’uva bianca.



Il drink team era così formato:
🍇Daniele Varesi detto Zazza che dopo aver subito una mutazione genetica negli ultimi sei mesi si sta facendo crescere i capelli. Ciononostante mantiene lucidità in tutti gli altri ambiti, compresa la viticoltura🤡
🍇La coppia Restori/Oppici di cui il primo sordo forse a causa della tremenda parlantina del secondo che però, tra un morto e l’altro ‘al pover Gianni/Arturo/Ginen/Ermes. Sappiamo tutto di tutti’, hanno portato un salame e apprezzato il cibo.
🍇L’amico del suddetto Zazza, tale Savi, il più normale della compagnia. Se non fosse per quel tarlo per i fichi.
🍇Mia mamma ai fornelli e alla cura del verde. Sovrastata anch’essa dalla parlantina dell’Oppici.
🍇La sottoscritta che, al terzo racconto di vicende di defunti, si vedeva già regista in prima fila al Festival del Cinema di Venezia in un revival di Amici miei.
Breve comparata di @agostinialderico
Per il pranzo 🥂
E comunque ho portato la torta:
❤️La frolla è fatta con la ricetta della bisnonna Bice
❤️La crema pasticcera con la versione meno ricca di tuorli trovata in rete. Naturalmente i tuorli sono del pollaio 😏
(con gli albumi ci ho fatto la Frittata bianca)
❤️Le more le abbiamo raccolte sabato quando il fragolero Conforti tenendomi in garbalotta per arrivare ai frutti migliori ha esclamato “tieni in dentro quella pancia che mi spezzi il collo” 😒
Ora manca solo l’uva rossa.
Secondo round di vendemmia, la rossa!

come annunciato abbiamo vendemmiato anche la rossa. E l’abbiamo pure pigiata.
Uva meravigliosa e scultorea grazie alle cure del vignaiuolo che l’ha plasmata con forbice e botte fino ad ottenere composizioni di vitrei palloncini color vinaccia.

Profumi primari che tanto mi ricordano quell’estate in cui per guadagnare qualcosa dopo la maturità (dopo che Rodolfi mi aveva inizialmente snobbata: solo l’anno dopo sarei finita in una foto che avrebbe fatto il giro del Giappone per rappresentare lo spirito innovativo dell’azienda in grembiule quadrettato e
Cuffietta) insieme a @marco iasoni feci la vendemmia a Neviano. Per orgoglio non chiesi mai a nessuno di caricarmi le cassette sul carro (altissimo) e finì che a chiusura di vendemmia avevo spalla e braccio destro bloccati, vantando peraltro ghiandole sul collo grosse come meloni.

Ah che bella la vendemmia!
Come diceva Pavese “Sono i giorni più belli dell’anno. Vendemmiare sfogliare, torchiare non sono neanche lavori; caldo non fa più, freddo non ancora; c’è qualche nuvola chiara, si mangia il coniglio con la polenta e si va per funghi”.
