Meringhe da isolamento

Per me che come tanti altri sono abituati a vivere giornate da 25 ore tra allenamenti, pubblica, lavoro e innumerevoli idee malsane, starsene a casa per più di un paio di giorni è molto simile alla morte per dissanguamento. Lenta e in climax discendente.
Sono infatti in malattia da qualche giorno (sto bene amisci, tranquilli) e con le restrizioni dovute a quest’epidemia sono dovuta rimanere in casa come molti di voi. Solo ieri mi sono concessa una passeggiata all’aria aperta ed un salto nel pollaio, almeno non è l’aviaria ahah. Sogno spesso di avere tanto tempo libero per leggere, cucinare e soprattutto per scrivere, ma poi quando il tempo ce l’hai non è mica così automatico.
Ho in cantiere un racconto in 12 atti di cui spesso mi sono immaginata i dettagli, ma con la mente affollata da pensieri legati al mio futuro lavorativo e a preoccupazioni circostanziali legate al caos di questi giorni, non ce l’ho fatta ad isolarmi a tal punto.
Isolamento è una parola stramba, letteralmente starebbe per esclusione da rapporti o contatti con l’ambiente circostante, per lo più motivata da ragioni di sicurezza o di incompatibilità, ma è solo una versione fisica della faccenda. Isolarsi da corpi, oggetti e luoghi è possibile, ma è possibile farlo anche con i pensieri?
Cari amisci, la mia risposta è no! Per questo il mio stallo interiore e fisico delle settimane passate non ha fatto altro che radicarsi portandomi ad un’inattività quasi totale a cui non sono abituata. Forse perchè per abituarsi a nuovi ritmi c’è bisogno di tempo.

In tutto questo mi sono persino addentrata in una riflessione superficiale sull’incongruenza tra figli e penne importanti della storia mondiale, ma non penso siate pronti al mio cinismo (che per me non è cinismo, ma analisi dei dati). Vabè quando scriverò un saggio dal titolo “I figli tolgono forza alla penna?” ve lo dirò! Intanto procediamo con le meringhe che mi sembra la cosa più adatta al periodo storico.

Ebbene sì, perchè dopo il mio giro di ricognizione e raccolta uova nel pollaio ho pensato di fare una cosa che non faccio mai. Data la costante mancanza di tempo da trascorrere in casa, ho sempre ovviato alla voglia saltuaria di fare le meringhe. Non il pane, non la pizza, non le lasagne. Le Meringhe! Le meringhe sono uno di quegli sfizi totalmente superflui che ti togli una volta ogni morte di Papa e considerando che al momento ne abbiamo addirittura due…ohi, che ridere!

Per preparare le meringhe ci vuole davvero pochissimo, il problema vero arriva quando le devi cuocere. Quattro ore nel forno che valgono però un piccolo gioiello di albume e zucchero.
Quasi lo stesso tempo da attendere per l’esito di un tampone COVI19, ohi che ridere 2!

La base per fare delle buone meringhe è certamente avere uova freschissime, e a noi di certo quelle non mancano. Ieri la Luisona addirittura ne ha sfornato uno con due tuorli, esagerata come sempre!

la ricetta l’ho presa dalla Cucina Italiana, quindi non si sbaglia!

Ingredienti per 50 pezzi:
240 gr di zucchero semolato
130 gr di albumi
succo di limone

Montate gli albumi con le fruste. Non appena diventano bianchi aggiungere circa un terzo dello zucchero. Poi montare per circa due minuti ed aggiungere un terzo, montare per altri due minuti e aggiungere l’ultima parte di zucchero insieme a qualche goccia di limone.


Montare il tutto fino a che non sarà consistente: il composto non dovrà staccarsi dalle fruste quando le solleverete per sondarne il livello di preparazione.
A questo punto riempite una tasca da pasticcere. Se non l’avete potete usare anche un sacchetto di plastica per surgelare i cibi, basterà infatti fare un taglio ad una delle due estremità. A questo punto fare dei piccoli ciuffetti di circa 3-4 cm sulla carta a forno. Per un effetto più rustico potete utilizzare anche un cucchiaino.
A questo punto armatevi di santa pazienza e infornate per 3/4 ore in forno statico preriscaldato a 80°. C’è chi inforna a 100° per 1 ore e mezza tenendo uno spiraglio del forno aperto, ma non ho mai provato quindi non assicuro.

Una volta che saranno raffreddate potrete conservarle per circa 10 giorni in una scatola ermetica in luogo fresco e asciutto.

ATTENZIONE: per ottenere 130 gr di albumi avrete utilizzato circa 4/5 uova. Ed il tuorlo? Bè vietato buttarli via! Potete tranquillamente farvi una super frittatona a base di asprelle di campo. Ma questa è un’altra storia e ve la racconto più tardi!

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