Mostarda di Fichi per veri Fichi

Premessa: questo non è un racconto di natura. Ahimè avrei dovuto pubblicare la ricetta ben due settimane fa, ma la sorte ha mescolato le carte e quindi eccoci qua nella speranza che le vostre piante abbiano ancora qualche fico da cogliere.

Breve intro non riletta per non spiaccicarvi subito la ricetta:

Ma che bellezza le conserve!
Se vi piace preparare marmellate, confetture e mostarde significa che vi piace il rischio. Ogni frutto ha un suo grado zuccherino, ha una sua percentuale di acqua, ha una sua storia ed una sua evoluzione.
Vi ho mai raccontato della marmellata di gelsi che mi è esplosa a settembre?
Questo per dire che, certo, non sono una biologa…ma nella stragrande maggioranza dei casi non lo siete nemmeno voi. E quindi i rischi sono all’ordine del giorno.
Preparare conserve è sempre una storia nuova perchè ogni conserva è cosa viva, è sapienza liquida con un’altissima percentuale di imprevisto.

Oggi prepariamo la mostarda di fichi. L’anno scorso, se non vado errando, avevamo preparato quella di mele cotogne ed era stata una vera bbbomba a mano. Gustosa, piccante, dolce, eclettica, versatile. Una conserva con personalità! E così stavolta tocca ai fichi.

I fichi sono strani e riservano sempre sorprese. Ora qualcuno li descriverebbe come dolci frutti, nettare degli dei. Dall’aspetto zuccherino ancor prima dell’assaggio. Accoglienti e indubbiamente benvoluti dai più.
Ora io convengo in quasi tutto, ma devo ammettere che più di una volta ho associato il loro interno a :
OPZIONE 1: villi intestinali
OPZIONE 2: Animaletti di piccola taglia investiti [vedi scoiattoli]

Con questo non vorrei togliere la poesia al frutto che per secoli ha cullato la nostra civiltà, campeggiando spesso in capolavori letterari. Ecco a questo dedicheremo uno spazio.
Ma ora procediamo con la ricetta!

Ricetta spiaccicata. Scritta male, ma veritiera e testatissima!

Prendete i fichi e prevedete 300 gr di zucchero per ogni kg di frutta.
Mescolateli e lasciateli macerare tutta notte.
L’indomani filtrate il liquido e scaldatelo fino a portarlo ad ebollizione.
Spegnetelo e lo versatelo sui fichi.
Fate lo stesso procedimento dopo 24 ore e ripetetelo nuovamente dopo altre 24 ore (totale 3 volte).
Trascorse le  24 ore, accendete il fuoco sotto la pentola così che il liquido si riduca un po’ [mezz’ora circa]. Fate attenzione al fuoco: la fiamma deve essere bassa in modo che non si rompano i fichi.
Quando tutto si sarà raffreddato aggiungete 8 gocce di senape per ogni kg di fichi impiegato.
Prestate massima attenzione in questa fase perchè, senza inutili iperboli, c’è da morire intossicati. Io solitamente procedo con la tecnica del palombaro: occhialini da nuoto e bandana legata stretta su naso e bocca.

Se la volete più piccante arrivate fino a 12 gocce.
Lasciate il tutto a riposo un giorno e poi procedere con l’invasettamento.

Buona mostarda a tutti!

C.

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