Io mangio salsa di cipolle

Aprile e maggio sono mesi di feste primaverili. Pullulano Feste nazionali e compleanni, golosissima occasione di ta-da-da-daaan grigliatone all’aperto!
Che siano in giardino o che siano sul greto di un fiume (peraltro illegalissime) poco importa, ciò che conta davvero è mangiare bene e stare in buona compagnia.
Ma succede anche a voi di accendere la griglia e accorgervi di esservi dimenticati qualcosa? Non so, la carbonella, le teglie o, last but non least, LE SALSE..
Per forza perchè chi griglia, dimentica..e non solo per la birra di contorno.
E per questo amici ho pensato ad hoc il kit di sopravvivenza per grigliate, il kit delle 5 S.

  • S di sole
  • S di salsicce
  • S di salse
  • S di simpatia
  • e vabè S di (s)birra

Bastano pochi ingredienti e la festa è fatta. Poi se ti sei dimenticato i piatti di plastica o i tovagliolini non importerà a nessuno dopo la seconda (s)birra.
Ma siamo seri, mi sono inventata tutta questa manfrina per parlare non di sole, non di salsicce nè di birra, ma ovviamente di salse, più precisamente di Claricette.

Le mie preferite con la carne sono l’immortale salsa verde, nella versione di mio nonno Renato, senza uova per intenderci, e la salsa di cipolle, la Pink Lady delle Claricette.
Devo dire non con poco orgoglio che quest’ultima ha sempre riscosso un discreto successo ogni volta che l’ho proposta ad amici, parenti e viandanti.

Non pensiate che ora vi darò la ricetta. Non lo farò perchè non la so. Vado a sentimento, profumo e gusto, non mi scrivo mai niente e quindi assaggio. E siccome funziona, continuiamo così!  Posso solo dichiarare pubblicamente che servono : cipolle rosse di tropea, zucchero di canna, aceto, un’oretta di tempo e tanta buona volontà.

 

Le esperienze dell’ultimo Natale, con produzione intensiva 7 giorni su 7 mi hanno seriamente provata e per questo mi sono ripromessa che la prossima volta che dovrò fare la salsa di cipolle mi piazzerò all’aria aperta e ne farò in quantità industriali una volta per tutte.
E non esagero dicendo che è stata dura, avete mai provato a tagliare due cassette di cipolle senza protezioni? Io si e dopo numerosissimi pianti e occhi fuori dalle orbite, ho deciso di dotarmi di scafandro: occhialini da  piscina, cuffia da doccia usa e getta per tutelare i capelli e bandana sulla bocca in modo da non accasciarmi a terra a causa dei gas cipolliferi.

Tuttavia un sabato sera di metà dicembre (questa ve la devo proprio
raccontare) è successo il fattaccio. Da quel giorno non ho più cucinato salsa di cipolle in casa. 

Ovviamente dato il freddo non potevo certo permettermi di cucinare fuori e allora dopo il solito bardamento che nemmeno un cardinale _occhialino e compagnia_ (cit.) via con 10 ore di salsa di cipolle. Persino la gatta, Dondi, a fine giornata sembrava nata a Tropea.  Ma io assuefatta dall’odore non mi ero resa conto del terribile olezzo che aleggiava su via Nazario Sauro. E allora, alle 9 di sera, dovendo andare ad una festa ed essendo già tardi, ho pensato bene di tralasciare il lavaggio dei capelli e di legarli ben stretti in una treccia posticcia. “Ma si tanto non puzzano!”
Vestita e truccata vado e nell’entrare nel locale ecco che gli avventori iniziano a cadere a terra come birilli. Dall’agricolo al bancone fino al bassista della band, nessuno era stato risparmiato, ma la festa andava portata in salvo e allora PIANO DI EMERGENZA.
E’ un storia vera: sono andata a lavarmi i capelli nel lavandino del bagno del bar col sapone per le mani. Una volta uscita però sentivo ancora forte l’odore di cipolla e, non contenta, ho compiuto il gesto estremo, mi sono ricoperta i capelli con la crema idratante antiscrepolature della mia amica Cecilia.
La festa era stata portata in salvo e il Natale poteva finalmente giungere.
Bene dopo questo breve aneddoto mi sento però in obbligo di dirvi che, dato il tempo da lupi di questi ultimi giorni, la salsa di cipolle è molto buona anche con i bolliti. 😉

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